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Fanno bene o no a rifarsi il seno ?
Ormai ragazze sempre piu' giovani vanno a farsi aumentare il seno .. Ai ragazzi sembra vada bene cosi e più sono vistose piu' sono desiderate .. Ma è vero poi ?
(clicca in uno dei pallini per scegliere)
Sono mille i modi per piacere e a me sembra una pazzia
Per me sono guardate, ma quando si sa che è rifatto …
Lo capisco .. Ma solo se una ha un problema psicologico..
In effetti funziona... beate loro, va bene cosi...
master Bakeca



Parafrasi del Purgatorio
Canto VIII Era già l’ora che ...
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Canto VIII
Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ’ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio;              (3)
 
e che lo novo peregrin d’amore
punge, se ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more;          (6)
6                           
quand’io incominciai a render vano
l’udire e a mirare una de l’alme
surta, che l’ascoltar chiedea con mano.        (9)
 
Ella giunse e levò ambo le palme,
ficcando li occhi verso l’orïente,
come dicesse a Dio: "D’altro non calme".   (12)
 
"Te lucis ante" sì devotamente
le uscìo di bocca e con sì dolci note,
che fece me a me uscir di mente;                (15)
 
e l’altre poi dolcemente e devote
seguitar lei per tutto l’inno intero,
avendo li occhi a le superne rote.                 (18)
Preghiera del tramonto (vv. 1-18)
 
Era ormai l'ora che fa tornare un senso di nostalgia nel cuore dei naviganti e ne riempie l'animo di commozione ricordando il giorno nel quale hanno detto addio alle persone care;
 
era l'ora che fa sentire più struggente l'amore al pellegrino che ha appena abbandonato la sua terra, mentre ode il suono lontano d'una campana che sembra piangere il giorno che muore,
 
quando io cominciai a non udire più la voce di Sordello e il canto dei principi e cominciai a fissare una delle anime che, levatasi in piedi, chiedeva con un cenno della mano che tutte l'ascoltassero.
 
Essa congiunse ed elevò al cielo le mani, rivolgendo lo sguardo intento verso l'oriente, nell'atteggiamento di chi dice a Dio: "Nient'altro mi preme".
 
Dallesue labbra l'inno «Te lucis ante» uscì con tale devota e modulata dolcezza, che mi rapì in estasi;
 
poi tutte le altre anime dolcemente e con devozione la seguirono cantando tutto l'inno, tenendo gli occhi fissi alle sfere celesti.
Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
ché ’l velo è ora ben tanto sottile,
certo che ’l trapassar dentro è leggero.      (21)
 
Io vidi quello essercito gentile
tacito poscia riguardare in sùe
quasi aspettando, palido e umìle;               (24)
 
e vidi uscir de l’alto e scender giùe
due angeli con due spade affocate,
tronche e private de le punte sue.                (27)
 
Verdi come fogliette pur mo nate
erano in veste, che da verdi penne
percosse traean dietro e ventilate.               (30)
 
L’un poco sovra noi a star si venne,
e l’altro scese in l’opposita sponda,
sì che la gente in mezzo si contenne.         (33)
 
Ben discernëa in lor la testa bionda;
ma ne la faccia l’occhio si smarria,
come virtù ch’a troppo si confonda.            (36)
 
"Ambo vegnon del grembo di Maria",
disse Sordello, "a guardia de la valle,
per lo serpente che verrà vie via".                (39)
 
Ond’io, che non sapeva per qual calle,
mi volsi intorno, e stretto m’accostai,
tutto gelato, a le fidate spalle.                       (42)

Gli angeli guardiani (vv. 19-42)
 
Lettore, qui aguzza bene gli occhi della tua intelligenza a ciò che veramente voglio significare, poiché il velo è così sottile che certamente non ti costerà fatica il penetrarlo esattamente.
 
Finito il canto, io vidi quella nobile schiera di anime guardare intensamente verso l'alto, pallide ed umili, come chi aspetta qualcosa;
 
e vidi uscire dall'alto del cielo e scendere in basso due angeli, ciascuno con una spada fiammeggiante, tronca e priva della punta.
 
Erano verdi come foglioline appena spuntate le vesti che essi portavano fluenti, percosse e agitate dal vento delle verdi ali.
 
Uno degli angeli venne a posarsi poco più in alto di noi, l'altro invece scese sulla sponda opposta, in modo che le anime furono racchiuse tra loro due.
 
Scorgevo distintamente la loro testa bionda; ma nel fulgore del volto l'occhio si smarriva, come ogni facoltà sensitiva si confonde di fronte a un oggetto superiore alle sue capacità,
 
«Vengono entrambi dal cielo Empireo, dove sta Maria» disse Sordello «per far la guardia alla valle, a causa del serpente che verrà da un momento all'altro».
 
Perciò io, che non sapevo da che parte, mi guardai intorno, e tutto gelido per la paura, mi strinsi al fianco del mio fidato maestro.
E Sordello anco: "Or avvalliamo omai
tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
grazïoso fia lor vedervi assai".                      (45)
 
Solo tre passi credo ch’i’ scendesse,
e fui di sotto, e vidi un che mirava
pur me, come conoscer mi volesse.           (48)
 
Temp’era già che l’aere s’annerava,
ma non sì che tra li occhi suoi e ’ miei
non dichiarisse ciò che pria serrava.          (51)
 
Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:
giudice Nin gentil, quanto mi piacque
quando ti vidi non esser tra ’ rei!                  (54)
 
Nullo bel salutar tra noi si tacque;
poi dimandò: "Quant’è che tu venisti
a piè del monte per le lontane acque?".     (57)
 
"Oh!", diss’io lui, "per entro i luoghi tristi
venni stamane, e sono in prima vita,
ancor che l’altra, sì andando, acquisti".      (60)
 
E come fu la mia risposta udita,
Sordello ed elli in dietro si raccolse
come gente di sùbito smarrita.                    (63)
 
L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse
che sedea lì, gridando:"Sù, Currado!
vieni a veder che Dio per grazia volse".      (66)
 
Poi, vòlto a me: "Per quel singular grado
che tu dei a colui che sì nasconde
lo suo primo perché, che non lì è guado,  (69)
 
quando sarai di là da le larghe onde,
dì a Giovanna mia che per me chiami
là dove a li ’nnocenti si risponde.                (72)
 
Non credo che la sua madre più m’ami,
poscia che trasmutò le bianche bende,
le quai convien che, misera!, ancor brami.(75)
 
Per lei assai di lieve si comprende
quanto in femmina foco d’amor dura,
se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende(78)
 
Non le farà sì bella sepultura
la vipera che Melanesi accampa,
com’avria fatto il gallo di Gallura".               (81)
 
Così dicea, segnato de la stampa,
nel suo aspetto, di quel dritto zelo
che misuratamente in core avvampa.        (84)

Nino Visconti - vv. 43-84
 
Poi Sordello soggiunse: «Ora scendiamo nella valle in mezzo alle grandi ombre, e parleremo ad esse: sarà loro assai gradito vedervi».
 
Credo di esser disceso soltanto di tre passi. e mi trovai in basso, e vidi un'ombra che guardava con insistenza verso di me, come se mi volesse riconoscere.
 
In quel momento l'aria già si faceva buia, ma non tanto che a breve distanza non lasciasse scorgere chiaramente ciò che prima rendeva invisibile.
 
Egli si portò verso di me, e io andai verso di lui: o nobile giudice Nino, quanta gioia provai quando vidi che non eri tra i dannati!
 
Nessuna affettuosa espressione di saluto fu risparmiata fra noi; poi egli chiese: «Da quanto tempo sei giunto nell'antipurgatorio attraverso l'oceano?»
 
«Oh!» gli risposi, «sono giunto questa mattina attraverso l'inferno, e sono ancora vivo, sebbene, facendo questo viaggio, io cerchi di guadagnare la vita eterna».
 
All'udire la mia risposta, Sordello e Nino si ritrassero come chi è colto da improvviso smarrimento.
 
Sordello si volse a Virgilio e Nino Visconti a uno che stava seduto lì accanto, gridando: «Su, Corrado! vieni a vedere quale mirabile cosa Dio volle per grazia speciale».
 
Poi, rivolto a me, disse: «Per quella particolare gratitudine che tu devi a Dio che tiene così occulte le ragioni ultime del suo operare, che non esiste possibilità per l'uomo di giungere mai a comprenderle.
 
quando ritornerai sulla terra, dì a Giovanna che preghi per me il cielo dove vengono esaudite le invocazioni delle anime innocenti.
 
Non credo che sua madre mi ami più, dopo che passò a seconde nozze, anche se accadrà che, infelice!, debba rimpiangere il suo primitivo stato vedovile.
 
Dal suo esempio facilmente si comprende quanto poco duri in una donna il fuoco dell'amore, se di continuo non sia tenuto acceso dalla vista o dalla presenza dell'amato.
 
L'insegna del biscione intorno alla quale i Milanesi sogliono porre il campo in tempo di guerra, quando sarà scolpita sul suo sepolcro non lo renderà così bello, come l'avrebbe reso il gallo di Gallura».
 
Così parlava Nino, avendo impresso sul volto, quel giusto sdegno che senza eccedere gli ardeva nel cuore.
Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.            (87)
 
E ’l duca mio: "Figliuol, che là sù guarde?".
E io a lui: "A quelle tre facelle
di che ’l polo di qua tutto quanto arde".     (90)
 
Ond’elli a me: "Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov’eran quelle".          (93)

Le tre stelle (vv. 85-93)
 
I miei occhi, avidi di novità, si volgevano con insistenza al cielo, sempre verso il polo dove le stelle girano più lente, allo stesso modo che i raggi di una ruota nella parte più vicina all'asse.
 
E la mia guida mi domandò: «Figliolo, che cosa quardi lassu?» Io gli risposi: «Guardo quelle tre piccole luci che illuminano tutto quanto il polo antartico».
Perciò egli replicò: «Le quattro stelle luminose che vedevi stamattina sono già scese sotto l'orizzonte, e queste sono salite al loro posto».

                                                                                     >>>...

 
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