Ad esempio, se l'idea di movimento viene impiegata come idea di trasferimento di un corpo da un luogo ad un altro, e non, come volevano gli scolastici, come passaggio qualitativo dalla potenza all'atto, allora, e solo allora, si potrà usare una rappresentazione matematica del fenomeno stesso.
Inoltre se poi si mette in pratica che l'idea di ogni fenomeno è in definitiva soltanto movimento, si deve drasticamente portare a compimento che tutta quanta la realtà fisica può essere descritta algebricamente come un immenso meccanismo.
Sono le stesse conclusioni cui, per via sperimentale, in quel periodo è giunto anche Galilei, in base alle quali tutta la realtà fisica può essere descritta in formule quantitative che esprimono semplici relazioni; tuttavia mentre Galilei ha avuto il merito pratico e teorico assieme di aver messo in connessione la sperimentazione con la risoluzione matematica, Cartesio svaluta il momento sperimentale e ad esso non dedica una particolare attenzione.
Egli parte da una percezione razionalistico-aprioristica delle idee innate di estensione e movimento, e ritiene che da questi principi innati si possa dedurre e descrivere rigorosamente tutta quanta la realtà fisica; di conseguenza la sperimentazione di laboratorio, da cui si deve induttivamente risalire a principi generali, ai suoi occhi perde di importanza, quasi come una inutile curiosità che al massimo può offrire una superficiale conferma.