Dialogo di C. Colombo e di P. Gutierrez
Il dialogo non è molto vivace, perché si riduce a un lungo monologo di Colombo - Gutierrez interviene soltanto per offrire a Colombo il pretesto di esporre le sue idee - ma è assai significativo, per conoscere il pensiero del Leopardi.
Leopardi immagina che una notte durante la navigazione, mentre si trovavano insieme sulla tolda della nave ammiraglia, Pietro Gutierrez domandi a Cristoforo Colombo se è proprio sicuro della sua convinzione di trovare terra, navigando verso ponente.
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Colombo ammette che, pur fondandosi su un'ipotesi probabile, l'impresa in corso potrebbe anche non riuscire, ma anche se così fosse, essi hanno raggiunto uno scopo: quello di essersi liberati della noia durante quei giorni di navigazione e di rischio continuo, di sentirsi ora più attaccati alla vita, di apprezzare molte cose che altrimenti non avrebbero preso in considerazione. Ora che si trovano in mare, il loro maggior desiderio è la vista di un cantuccio di terra ferma, che darà ad essi una contentezza straordinaria; presa poi terra, dice Colombo, solamente a pensare di ritrovarci in sullo stabile e di potere andare qua e là camminando a nostro talento, ci parrà per più giorni essere beati. |
Questo giorno, conclude, non è lontano, come si avverte da alcuni indizi, quale lo scandaglio che già tocca il fondo; l'aria più dolce e più tiepida di prima; il vento divenuto più variabile; una canna galleggiante che sembra tagliata da poco; un ramicello d'albero dalle coccole rosee e fresche; stormi di uccelli che, dalla forma, non paiono marittimi.
Per vincere la noia e la pena di vivere - dice dunque il Leopardi - occorre fare qualcosa, proporsi un ideale che, anche se di per sé non vale nulla o non si raggiunge, tuttavia produce l'effetto benefico di liberarci dalla noia e di riconciliarci con la vita.
L'aveva detto anche Voltaire: “Fai sempre qualcosa, se non vuoi suicidarti!”.
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