Una notte, osservando il cielo, Qfwfq notò un cartello in una galassia lontana. Questo cartello diceva TI HO VISTO. Si accorse subito che si riferiva ad un pessimo episodio che aveva compiuto duecento milioni di anni fa. Non sapendo che dire, espose un cartello di risposta con la scritta E CON CIO’?. Nei giorni seguenti continuarono ad apparire questi cartelli, e Qfwfq rimase sempre sulle difensive.
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Si accorse, poi, che molte persone nell’universo avevano una pessima idea di lui. Si ricordò allora di un episodio in cui era stato veramente se stesso, e voleva vedere le reazioni della galassia a questo proposito. Attese il giorno giusto, ma si accorse che quasi nessuno lo aveva notato o lo aveva collegato al rincrescioso episodio precedente.Decise allora di costruire due cartelli, uno che attirava l’attenzione sui fatti positivi che compiva e un altro che la distoglieva nei momenti in cui non voleva essere visto. Spesso, però, li usava in modo errato, e l’universo lo vedeva sempre nei momenti sbagliati. Fu sollevato sapendo che ad una certa distanza le galassie lontane non sarebbero più state in grado di vederlo. Calvino ci fa capire in particolar modo in La spirale e in questo racconto che l'uomo in base a come appare a quanti lo vedono, non è uno ma mille. |
Per questa ragione non è nessuno, in contrapposizione all' idea di Qfwfq che, per essersi costruito una conchiglia, pensava di aver finalmente acquistato una sua identità e di aver in un certo senso creato tutto il mondo "così nel fare la consiglia mi pare d'aver fatto anche il resto". Egli, in relazione a se stesso, si sentiva del resto protagonista assoluto del mondo. Spiegando scherzosamente la nostra esistenza, Calvino riesce ad esprimere la crudeltà della vita. In Gli anni luce Qfwfq è condizionato dalle opinioni che gli altri hanno di lui; molto probabilmente in questo racconto l' autore pone i "giudici" su altre galassie per indicare e porre particolare accento sul fatto che gli uomini tra loro sono diversi, vicini e distanti allo stesso tempo, e si permettono il crudele lusso di giudicare e condannare.

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